Con qualche giorno di ritardo posto le tre opere che mi sono arrivate per il concorso! A sconvolgermi è il fatto che hanno partecipato due maschietti e una ragazza... non dovrebbe essere il contrario!? Comunque ringrazio Edio, ScrittoreNonFamoso e Vivy82 per aver preso parte a questa follia di prova.
Direi di iniziare da Edio, e da questa sua poesia. Qui le scarpe rosse sono simbolo di un addio forse dovuto ma comunque doloroso. Lo sapevate che c'è chi dice che le scarpe non vanno mai regalate alla persona amata perchè rappresentano proprio una "partenza"!?
San Valentino
La luce filtra
fende delle persiane scrostate
E prende forma su muri
sconvolti dal tempo
La polvere silenziosa accarezza i quadri alle pareti
Mentre un vecchio pendolo
dorme di già
Lo specchio è tuttora
una lavagna sporca
Poche parole
scritte con il rossetto
In cucina hai lasciato
un paio di occhiali
Così non mi potrai più vedere
Tutto è rimasto come allora
Quando hai messo le tue scarpe rosse
e te ne sei andata
Qualche volta
mi trovo tra le mani i tuoi occhiali
Li apro, li accarezzo
come facevo con le tue gambe
L’amore è una primavera
che fiorisce in ogni cuore
Ma per noi l’autunno
è stato solo un dolore
Forse ci incontreremo ancora
In un angolo di vita,
dietro un tramonto
come due foglie al vento.
Ora è il turno di ScrittoreNonFamoso e del suo racconto: anche lui vede le scarpe, e che scarpe aggiungerei, si parla di "suole rosse", come il simbolo di una nuova consapevolezza femminile, grazie alle quali la protagonista si spinge dove non aveva mai pensato di poter arrivare.
Le suole rosse
L’ha vista uscire di casa con quelle scarpe nuove. La osserva dalla finestra della cucina.
Il rumore dei tacchi di lei sul selciato è appena accennato. Eppure riesce a distinguerlo nettamente.
“Sono molto belle” disse lui quando gliele mostrò la prima volta.
“Si, ma anche scomode, non credo le userò mai.” disse lei.
Erano di quelle con il tacco alto. Nere, con le suole rosse.
“No, sono oggettivamente belle ti dico” disse lui prendendone una tra le mani.
Quando lei si girò un attimo, fece come il verso di provarsene una, avvicinandola al suo piede.
Intanto è arrivata sulla strada principale, con il traffico del venerdì sera.
“Si, sono belle. Non ho resistito alla tentazione di comprarle. Ma ti ripeto, non credo le userò mai. Magari in qualche occasione importante tipo, una cena, un colloquio di lavoro. O un appuntamento galante.” Sottolineò quest’ultima frase, e rimise le scarpe nuovamente nella scatola separandole con la velina color carta da zucchero.
Quelle stesse scarpe, lui se lo ricorda molto bene. Le indossava anche la donna con la quale era uscito qualche sera addietro. Mentre facevano l’amore in quel motel, lei gliele fece mettere. Così, per gioco. Lei quella notte lo aveva sentito tornare tardi a casa.
Quando la raggiunse a letto aveva addosso, netto, il profumo di un'altra donna. Ma non gli chiese nulla. “Le mie colleghe, sai come sono” disse lui quasi per scusarsi, la mattina successiva.
“Si, si” rispose lei.
Ha già raggiunto la fine della strada, ed è quasi sparita tra la gente.
Lui riusciva ancora a distinguere le suole rosse delle sue scarpe.
Concludiamo in bellezza con un racconto-rivelazione-dichiarazione d'amore scritto da Vivy82: imparare a portare i tacchi alti richiede pazienza e costanza, ma regala emozioni uniche, come conferma anche lei in questo scritto ironico e divertentissimo.
Una papera in tacchi a spillo
Una Papera. Se fossi un animale, sarei una papera…non un cigno, maestoso, elegante, fiero, ma una goffa, buffa, maldestra papera giallognola. Una di quelle che non sa mai dove mettere le zampette e annaspa e cade…non si perde una buca… ogni fossa diventa sua, e pata puff ci cade dentro storcendo una di quelle zampacce.
Già…….. mio padre me lo diceva sempre “ sei nata paperina che cosa ci vuoi far”.
Ciò nonostante la papera, ohibò, io… ho sempre avuto un certo senso estetico tipico dei cigni.
Da piccola sognavo di diventare stilista, così un giorno alle elementari aprii un quaderno e sulla prima pagina ci scrissi a caratteri cubitali rigorosamente in rosa: “boutique”.
Ogni pagina del mio quadernetto preziosissimo corrispondeva a un reparto della mia fantomatica boutique… ebbene, sarà che avessi già le idee molto chiare ma il reparto “scarpe” occupava metà di quel quadernetto.
Ne ho disegnate centinaia, tutte altissime.
Ma le papere non portano tacchi,si sa…
Le mie Barbie però si….se avessi potuto, avrei infilato i tacchi perfino a Ken, trasformandolo in una specie di drag queen degli anni 80,una Platinette con la tavola da surf e il ciuffo alla Elvis, ma decolorato ( ecco perché tacchi a parte, ho sempre pensato che quel Ken un po’ ambiguo lo fosse davvero, anche perché tutte le volte che lo spogliavo trovavo sempre il vuoto sotto ai boxer…)
Dato che la voglia di infilare quei tanto agognati tacchi era incontenibile, ho acquistato circa a 15 anni il mio primo paio di scarpe vertiginose.
Siccome anche le papere cadendo dai trampoli possono rompersi l’osso del collo, optai per un paio di scarpe col tacco decisamente grande di circonferenza, quadrato… per intenderci sembravano i tacchi delle scarpe di Coccinella, la bimba dei cartoni animati.
E camminavo proprio come lei…perché quelle non erano scarpe ma zavorre!
Ne è passata di acqua sotto ai ponti da quando camminavo alzando quelle scialuppe di salvataggio, col popò in fuori, il passo spedito come quello di un bradipo, e soprattutto emettendo quel meraviglioso sottofondo musicale tipico dell’ elefante in corsa …quando è il caso di dire “leggiadria” oserei aggiungere.
Oltre ad essere nata papera, sono nata pure sfigata…
Il mio adorato piedino, massacrato da ben 15 anni di danza classica dove le punte hanno lasciato il loro segno indelebile, è minuscolo.
Calzo la 35.
Ecco perché tutte le volte che entro in un fantastico negozio di scarpe, dopo aver sbavato per interminabili minuti davanti a degli altissimi sandali, dopo aver pregustato quelle gioie sentendole già mie, dopo aver immaginato di indossarli sfilando sulla croisette, i sogni si infrangono al cospetto di un imbecille commesso che dopo avermi sadicamente avvisato che la 35 di quel modello non esiste, mi invita a provare un meraviglioso paio di Lelli Kelly.
Beh gli idioti nel mondo esistono eccome…lavorano tutti nei negozi di scarpe di Palermo.
Da quando mi sono trasferita nella capitale, la mia scarpiera è lievitata a dismisura. Qualcuno ha pensato che anche le donne col piede mini vogliono sentirsi FEMMINE.
Ho fatto incetta di scarpe di tutti i tipi, giusto per il lusso di poter dire, tiè…le fanno anche per me.
Ma i sandali gioiello, i miei preferiti, hanno davvero dei poteri magici. Hanno il potere di farmi sentire cigno anche quando sulla carta d’identità compare: brutto pennuto dal becco giallo e zampe scoordinate con la mente.
E’ questo il potere di una scarpa.
Di un sandalo.
Il potere della metamorfosi.
Il potere di potersi sentire regine, maestose, eleganti e fiere, pur non essendolo.
E salendo sui miei “high heels”, posso davvero dire di riuscire a vedere il mondo da una prospettiva diversa.
10 cm in più mi trasformano da elefante in farfalla, da papera in cigno.
E col tempo, il passo, divenuto signorile, setato, silenzioso, mi conduce all’eden.
Lo stagno è diventato grande lago dove i cigni maschi si soffermano a osservare incantati le mie estremità non più palmate.
Ho visto tacchi fare miracoli.
Ho visto tacchi cambiare la vita delle persone.
Ho scoperto che anche i punk adorano i tacchi.
Un giorno mi trovavo in giro per Via del Babuino a Roma con delle amiche, grandi amiche; persone davvero speciali, ma differenti da me per aspetto- chiamatele punk, chiamatele dark, chiamatele emo, o che so, zecche …per me sono solo amiche, non so di che genere siano :-)
Fatto sta che a un certo punto, Miss Converse 1 e Miss Converse 2 perdono il passo e non me le ritrovo più accanto.
Le ho scovate poco dopo appiccicate con tanto di bavetta alla bocca davanti alle vetrine di Dolce e Gabbana attirate da un paio di sandali decisamente divini.
Qualche settimana dopo sono riuscita nell’impossibile! Miracolo!!!! Una s’è comprata un paio di peep toe deliziose, tirando fuori il suo lato femminile represso e l’altra un paio di stivali altissimi (beh…con le borchie…ok…però ammetto che avevano un loro perché addosso a lei)
Questo è il bello dei sandali….sono rivelatori dell’anima.
Strumenti di vanità o piuttosto veri e propri strumenti musicali capaci di suonare le note della femminilità.
Essenza di dea, elisir di sensualità.
e la bellezza si eleva almeno 8/10/ 12 cm più su.
Quando una donna poi ripone con cura i suoi preziosi amici all’interno delle loro scatole, oltre a quella sensazione di aver dominato il mondo, le rimangono spesso e volentieri addosso anche due odiosissime bolle simili a pizze dai più svariati gusti….
Ma poco importa dopo una serata da cigno.
Del resto le favole di Andersen insegnano……….
Gli imperatori possono anche andare in giro nudi, pensando di aver addosso il più bello degli abiti, mentre la gente li guarda increduli, ma le scarpe, quelle no….quelle sono INDISPENSABILI!!!!!
E così la papera, grazie a quest’ invenzione ha imparato la grazia.
Non inciampa più nelle buche…ma una cosa proprio non riesce a evitarla:
come cavolo si fa a non lasciare le scarpe incastrate tra i sampietrini di Roma???????
Già che ci sono, rispondo alla tua domanda: tacchi e sanpietrini, qual è la soluzione!? Un cavaliere al tuo fianco, capace di salvarti quando necessario! :-)